11 Ottobre 2023

A otto anni di distanza dalla pubblicazione dell’enciclica Laudato sì, il Pontefice intende completare quanto già affermato nel precedente testo sull’ecologia integrale, lanciando al contempo un allarme e una chiamata alla corresponsabilità di fronte all’emergenza del cambiamento climatico, prima che sia troppo tardi.
 

Una sfida globale

"Il cambiamento climatico è una delle principali sfide che la società e la comunità globale devono affrontare", afferma Papa Francesco citando un documento dei vescovi americani. "Per quanto si cerchi di negarli, nasconderli, dissimularli o relativizzarli, i segni del cambiamento climatico sono lì, sempre più evidenti. Nessuno può ignorare che negli ultimi anni abbiamo assistito a fenomeni estremi, frequenti periodi di caldo anomalo, siccità e altri lamenti della terra" determinati dallo "squilibrio globale causato dal riscaldamento del pianeta".
 

Le cause umane

"L’origine umana - "antropica" - del cambiamento climatico non può più essere messa in dubbio", chiarisce Papa Francesco. "La concentrazione dei gas serra nell’atmosfera, che causano il riscaldamento globale, è rimasta stabile fino al XX secolo" mentre "dal 1850 a oggi la temperatura globale è aumentata di 1,1 gradi centigradi" per via degli "enormi sviluppi connessi allo sfrenato intervento umano sulla natura negli ultimi due secoli". A questo ritmo, osserva Papa Francesco, "è possibile che tra dieci anni raggiungeremo il limite massimo auspicabile di 1,5 gradi centigradi". 
 

Diseguaglianze sociali

La geografia del progresso è fortemente localizzata e chiama in causa il mondo occidentale. "La realtà è che una bassa percentuale più ricca della popolazione mondiale inquina di più rispetto al 50% di quella più povera e che le emissioni pro capite dei Paesi più ricchi sono di molto superiori a quelle dei più poveri".

Si sente spesso dire che mitigare il cambiamento climatico riducendo l’uso di combustibili fossili porti a una riduzione di posti di lavoro. "Ciò che sta accadendo – spiega invece il Papa – è che milioni di persone perdono il lavoro a causa delle varie conseguenze del cambiamento climatico" mentre "la transizione verso forme di energia rinnovabile, ben gestita" può "generare innumerevoli posti di lavoro in diversi settori".
 

Non c’è più tempo

Alcune manifestazioni della crisi climatica "sono già irreversibili per almeno centinaia di anni, come l’aumento della temperatura globale degli oceani, l’acidificazione [dell'acqua] e la riduzione dell’ossigeno" nell'acqua, che mettono a rischio la "sopravvivenza di molte specie".

"Le altre creature di questo mondo – riconosce Papa Francesco – hanno smesso di esserci compagne di viaggio e sono diventate nostre vittime". Ma se anche "non possiamo più fermare gli enormi danni che abbiamo causato, siamo ancora in tempo per evitare danni ancora più drammatici". Da qui l'invito a "una visione più ampia" che presti attenzione agli effetti del progresso e a "una certa responsabilità per l’eredità che lasceremo dietro di noi dopo il nostro passaggio in questo mondo".
 

Le risorse non sono infinite

Alla base dell’attuale processo di degrado ambientale, il Pontefice individua "l’idea di una crescita infinita o illimitata", "l’idea di un essere umano senza limiti". Una visione al quale Papa Francesco si oppone, ribadendo che "il mondo che ci circonda non è un oggetto di sfruttamento, di uso sfrenato, di ambizione illimitata". L’essere umano "deve essere considerato come parte della natura" e, di conseguenza, "un ambiente sano è anche il prodotto dell’interazione dell’uomo con l’ambiente".
 

L’importanza della politica

Per ottenere un progresso solido e duraturo, il Pontefice invita a favorire "accordi multilaterali tra gli Stati". In quest'ottica, un ruolo primario è attribuito alle Conferenze delle Parti (COP), nelle quali ogni anno si riuniscono i rappresentanti di 190 Paesi per affrontare la questione climatica.

Alcune COP hanno segnato momenti importanti, come quella di Parigi del 2015, in cui si è stabilito di “mantenere l’aumento delle temperature medie globali al di sotto dei 2 gradi rispetto ai livelli preindustriali, puntando comunque a scendere sotto gli 1,5 gradi”. Altre hanno mostrato una difficoltà dei negoziati, come la COP27 di Sharm el-Sheikh del 2022, “minacciata fin dall’inizio dalla situazione creata dall’invasione dell’Ucraina” e dalla conseguente “grave crisi economica ed energetica”.
 

L’attesa per la COP28 di Dubai

Lo sguardo si rivolge quindi alla prossima Conferenza delle Parti, in programma a Dubai dal 30 novembre al 12 dicembre 2023. “Non possiamo rinunciare a sognare che la COP28 porti a una decisa accelerazione della transizione energetica, con impegni efficaci che possano essere monitorati in modo permanente”, auspica Papa Francesco.

A proposito della questione ambientale, il Pontefice invoca un cambio di paradigma: “Ammettiamo finalmente che si tratta di un problema umano e sociale in senso ampio e a vari livelli. Si richiede un coinvolgimento di tutti” perché “spetta a ogni famiglia pensare che è in gioco il futuro dei propri figli”.
 

Dipende da noi

Il Papa sottolinea infine l’importanza dei comportamenti individuali messi in atto da ciascuno di noi per giungere a un "cambiamento diffuso dello stile di vita irresponsabile legato al modello occidentale". "Gli sforzi delle famiglie per inquinare meno, ridurre gli sprechi, consumare in modo oculato, stanno creando una nuova cultura".

Tutto questo, "se anche non produce immediatamente un effetto molto rilevante da un punto di vista quantitativo, contribuisce a realizzare grandi processi di trasformazione che operano dal profondo della società" e avranno "un impatto significativo a lungo termine".

 

Per approfondimenti: 

Testo integrale dell'enciclica apostolica Laudate Deum
Video di presentazione dell'enciclica

Fonte: MASE

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