Hai mai sentito parlare di greenwashing? È una parola che sta diventando sempre più comune, soprattutto nel settore della moda. Ma cosa significa realmente?
Il greenwashing è l’ambientalismo di facciata. Una strategia di comunicazione che promette un impegno ecologico che non trova riscontro nella realtà.
Potremmo definirlo come un tranello per i consumatori, spesso usato dall'industria del fast fashion.
Sempre più di frequente i brand pubblicizzano prodotti "biologici" o "sostenibili" che in realtà contengono solo una piccola percentuale di queste materie prime.
Oppure trasformano bottiglie in PET in vestiti, un processo che rende quasi impossibile il riciclo successivo, interrompendo la vera circolarità.
La verità è che, in assenza di regole chiare, per noi consumatori è difficile orientarsi. Secondo uno studio della Commissione Europea, oltre la metà delle dichiarazioni ambientali esaminate sono risultate vaghe e fuorvianti.
Cosa possiamo fare?
Dobbiamo imparare a leggere le etichette con occhio critico, cercando la trasparenza e non accontentandoci di slogan vaghi come "sostenibile" o "green".
Per fare scelte realmente sostenibili, è fondamentale informarsi.
Supportare i brand che dimostrano un impegno concreto e, soprattutto…
ripensare le nostre abitudini di consumo, preferendo la qualità alla quantità.
La vera circolarità inizia rallentando la produzione e il consumo.
E DIPENDE anche DA NOI.
Questo contenuto è stato realizzato dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica nell'ambito della campagna Dipende da Noi, finanziata dal programma Next Generation EU nell’ambito del PNRR, Missione 2, componente 3 - Investimento 3.3 - Cultura e consapevolezza su temi e sfide ambientali.
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