02 Dicembre 2025

Il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica ha pubblicato il “Rapporto sullo stato del capitale naturale in Italia”, giunto nel 2025 alla sua sesta edizione. Questo documento è stato introdotto dalla legge 22 dicembre 2015 n.  221 per fotografare lo stato delle risorse naturali, formulare le raccomandazioni e gli impegni che si ritiene debbano essere messi in atto con maggiore impellenza nel Paese al fine di conseguire una prevenzione efficace del degrado degli ecosistemi e affinare modelli di misurazione del capitale naturale e degli impatti delle politiche su di esso. Il Rapporto acquista un’importanza strategica in questa fase storica, nella quale si prende sempre più coscienza della necessità di considerare le risorse naturali come vere e proprie variabili economiche, utilizzate a titolo gratuito da istituzioni, imprese, cittadini ma non per questo prive di un rilievo monetario: si dovrebbe parlare invece, anche in ambito ambientale, di investimento o di sfruttamento del capitale, con le relative conseguenze. 

In cosa consiste questo “capitale”? Di quali servizi si compone?

Il Capitale Naturale è definito come l’intero stock di asset naturali – organismi viventi, aria, acqua, suolo e risorse geologiche –- che contribuiscono a fornire beni e servizi di valore, diretto o indiretto, per l’uomo e che sono necessari per la sopravvivenza dell’ambiente stesso da cui sono generati. 

Già nel 2005, il Millennium Ecosystem Assessment aveva classificato i servizi ecosistemici (cioè i benefici multipli forniti dagli ecosistemi al genere umano) in quattro in gruppi funzionali: 

  • di fornitura, cioè prodotti ottenuti dagli ecosistemi quali cibo, acqua pura, fibre, combustibile, medicine;
  • di regolazione, in quanto i benefici sono ottenuti dalla regolazione di processi ecosistemici ad esempio in relazione al clima, al regime delle acque, all’azione di agenti patogeni; 
  • culturali, intesi come l’insieme dei benefici non materiali ottenuti dagli ecosistemi come il senso spirituale, etico, ricreativo, estetico, le relazioni sociali; 
  • di supporto, in cui rientrano i servizi necessari per la produzione di tutti gli altri servizi ecosistemici come la formazione del suolo, il ciclo dei nutrienti e la produzione primaria di biomassa.
     

In Italia, la riforma della Costituzione realizzata nel 2022 ha inserito tra i principi fondamentali quelli inerenti alla tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi (artt. 9 e 41), mentre anche la comunità internazionale sta indirizzando le scelte affinché la sostenibilità diventi una caratteristica chiave nelle politiche di settore (agricole, forestali, energetiche e industriali): con il Regolamento (UE) 2024/1991, il Parlamento Europeo e il Consiglio Europeo hanno stabilito l’obbligo di ripristinare un buono stato ecologico per gli ecosistemi degradati, con obiettivi fissati al 2030, 2040.

È senz’altro vero che è necessario realizzare azioni di restituzione per riparare in qualche misura i danni provocati nel tempo dall’intervento umano agli ecosistemi e mitigare così l’aggravarsi delle crisi climatiche che - ad ogni modo – mettono a repentaglio anche la prosperità economica delle società; tuttavia è altrettanto vero che tale approccio negativo continua a puntare l’accento sulle minacce più che sulle opportunità che, invece, istituzioni e aziende devono cogliere investendo su servizi ecosistemici per valorizzarne la rilevanza, preservare la vita del pianeta e prolungare anche la vitalità degli investimenti economici! 

Gli obiettivi nature positive

In tale ottica si delineano gli obiettivi nature positive, che vedono l’impiego di risorse comunitarie, nazionali, regionali, private, coinvolgendo il mondo produttivo e le comunità locali; le strategie nature positive non soltanto determinano ritorni economici positivi ma facilitano anche le possibilità di accesso al credito: quasi il 75% dei prestiti bancari a imprese nell’area dell’euro vengono infatti concessi ad aziende con un’elevata dipendenza da almeno un servizio ecosistemico (fonte: Economia nature positive: ogni euro investito ne genera fino a 38 di valore aggiunto Materia Rinnovabile | Renewable Matter).  D’altra parte, la Banca mondiale ricorda che il declino della fornitura di “soli” tre servizi – impollinazione, cibo proveniente dalla pesca, fornitura di legname – comporterebbe una perdita per il Pil globale pari a 2,7mila miliardi di dollari entro il 2030.

Facciamo un esempio: nelle produzioni di prodotti di bellezza si stanno facendo strada tecniche che consentono di reimpiegare i residui (scarti) di alcune produzioni agroalimentari nella veste di materie prime ricche di molecole bioattive; in particolare, dalle lavorazioni dell’industria vinicola derivano le “vinacce”, cioè gli scarti della lavorazione dell’uva che, essendo ancora particolarmente ricchi di proprietà organiche, vengono successivamente impiegati da aziende cosmetiche per realizzare prodotti di qualità e partecipare ad un ciclo positivo di utilizzo del capitale naturale, facendo sì che l’investimento iniziale riverberi i propri effetti a lungo e in ambiti diversi. 

Interventi di tale genere possono essere replicati e implementati anche grazie all’aiuto delle numerose ricerche scientifiche sulle quali è fondamentale continuare a investire.

Dipende da noi fare in modo che la tutela dell'ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi (come sancito dagli articoli 9 e 41 della nostra Costituzione), non rimanga solo un principio, ma diventi un'azione quotidiana. 

 

Per approfondire

Consulta il Sesto Rapporto sul Capitale Naturale in Italia

A proposito di imprese sostenibili e transizione ecologica, leggi qui

 

Fonte:

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