19 Giugno 2024

La lotta all’inquinamento dell’aria ha uno strumento in più nel suo arsenale. Si tratta di ORSA, un algoritmo messo a punto da ENEA per identificare la provenienza per settore e area geografica delle emissioni inquinanti, tenendo traccia dell’origine anche durante le trasformazioni chimico-fisiche in atmosfera.

 

Un prezioso alleato delle politiche territoriali

ORSA funziona come un vero e proprio sistema di tracciabilità che permette di ‘etichettare’ le emissioni per conoscere il ‘contributo’ specifico di ogni singola fonte alle concentrazioni di inquinanti in atmosfera.

A beneficiare di questo algoritmo sono soprattutto le amministrazioni locali, a cui spetta il delicato compito di preservare la qualità dell’aria e la salute dei cittadini attraverso politiche che vadano a incidere direttamente sulle fonti più inquinanti (ad esempio il traffico stradale, il riscaldamento domestico, gli allevamenti, i fertilizzanti e l’industria).

 

Il valore aggiunto di ORSA

Attualmente le agenzie ambientali pubblicano i cosiddetti inventari delle emissioni, calcolando la quantità di massa di ogni sostanza inquinante che impatta su salute e ambiente (ossidi di azoto, ossidi di zolfo, polveri, composti organici volatili, ammoniaca, metalli pesanti) emessa dalle diverse sorgenti.
Ma in questo sistema c’è un evidente limite poiché lo spostamento delle masse d’aria e i processi chimico-fisici in atmosfera modificano le caratteristiche degli inquinanti a cui sono esposti l’uomo e l’ambiente. Un esempio? Le polveri, trasportate e disperse dal vento, vanno incontro a deposizione sulle superfici e a risospensione successiva, a seconda delle loro dimensioni, che dipendono dal tipo di sorgente.

In questo senso, il nuovo algoritmo rappresenta un deciso passo in avanti perché permette di rilevare la composizione “attuale” e non “potenziale” dell’atmosfera, mettendo in luce le principali sorgenti sulle quali agire.

 

Primi risultati e prospettive future

Si tratta di un percorso che prelude a ulteriori progressi. Servirà infatti uno studio modellistico completo per andare a stimare direttamente gli effetti delle specifiche riduzioni delle emissioni considerate dalle politiche di qualità dell’aria in esame.

Tuttavia, una prima applicazione sperimentale su scala nazionale del metodo ORSA ha già confermato che nei mesi invernali, in Italia, le maggiori concentrazioni di PM10 sono attribuibili al riscaldamento residenziale, specialmente nei centri abitati. Nella Pianura Padana, il traffico e l’agricoltura hanno un impatto rilevante sull’inquinamento dell’aria. Inoltre, in alcune località rurali della Lombardia, le concentrazioni estive di ozono sono prevalentemente originate in altre regioni oppure derivano da alti strati dell’atmosfera confermando che questo inquinante, particolarmente dannoso per la salute e l’ambiente, è originato da contributi non localizzati, ma proviene dal trasporto per centinaia di chilometri e dalla trasformazione chimica di altri inquinanti.

 

ORSA e MINNI

Grazie al supporto del MASE e della società Arianet, l’algoritmo ORSA è già operativo nel sistema ENEA di monitoraggio della qualità dell’aria MINNI, che fornisce previsioni giornaliere delle principali concentrazioni di gas e particolati negli strati più bassi dell’atmosfera (a tre giorni per l’Italia e a quattro per l’Europa).

MINNI (Modello Integrato Nazionale a supporto della Negoziazione Internazionale sui temi dell’Inquinamento Atmosferico) è stato sviluppato per conto del MASE. Consiste in un insieme di modelli e pre/post processori per selezionare e valutare l’efficacia delle politiche di qualità dell’aria a livello nazionale e regionale.

 

Per approfondire:

Studio su ORSA pubblicato sulla rivista scientifica Atmosphere

 

Fonte: ENEA

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