Negli ultimi dieci anni, il valore delle scorte in eccesso detenute dai principali gruppi della moda di lusso è cresciuto fino a miliardi di euro, raggiungendo i 3,2 miliardi di euro per LVMH e 1,5 miliardi di euro per Kering solo nel 2024 (fonte 𝗦𝘁𝗮𝘁𝗲 𝗼𝗳 𝗙𝗮𝘀𝗵𝗶𝗼𝗻 𝟮𝟬𝟮𝟱 (𝗕𝗼𝗙 & 𝗠𝗰𝗞𝗶𝗻𝘀𝗲𝘆). Questo eccesso di produzione è una caratteristica strutturale del modello di business del settore, che mira a massimizzare l'efficienza produttiva e le prospettive di vendita. Tuttavia, lo smaltimento di queste scorte è diventato una sfida sempre più complessa, sia a causa delle crescenti pressioni normative sia per l'attenzione crescente dei consumatori verso la sostenibilità ambientale.
L'impatto ambientale del settore moda
La sovrapproduzione nella moda non è solo un problema finanziario, ma anche ambientale. L'industria della moda è infatti responsabile di circa il 10% delle emissioni globali di gas serra e del 20% dello spreco globale di acqua. Ogni anno, milioni di tonnellate di tessuti vengono prodotti, trasportati e poi spesso eliminati in discarica o inceneriti, contribuendo all'inquinamento atmosferico, all'inquinamento delle acque e alla perdita di biodiversità.
Le scorte in eccesso rappresentano una parte significativa di questo problema. Quando i capi di abbigliamento rimangono invenduti, le risorse utilizzate per produrli – acqua, energia, prodotti chimici e materiali – vanno in gran parte sprecate. Inoltre, lo smaltimento di questi prodotti genera ulteriori emissioni e rifiuti.
Il ruolo della normativa europea
L'Unione Europea ha recentemente intensificato i suoi sforzi per regolare la gestione delle scorte invendute nel settore tessile, uno dei più inquinanti al mondo. Il Regolamento UE 2023/1234, ad esempio, vieta la distruzione dei capi invenduti da parte dei brand, spingendo le aziende a trovare soluzioni più sostenibili. Questa norma è in linea con gli obiettivi dell'Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, che incoraggia modelli di produzione e consumo responsabili (Obiettivo 12) e la riduzione degli sprechi.
Le soluzioni sostenibili: esempi italiani
Diversi brand italiani stanno cercando di affrontare questa sfida con iniziative innovative. Ad esempio, Gucci ha lanciato il programma "Gucci Circular Lines", che punta a ridurre gli sprechi attraverso l'upcycling e la creazione di collezioni realizzate con materiali di recupero. Allo stesso modo, Prada ha introdotto il progetto "Re-Nylon", che utilizza nylon rigenerato per creare capi e accessori più sostenibili. Così come Valentino che partire da maggio 2024 è entrata a far parte della ZDHC Foundation come Signatory Friend - Brand, rafforzando il proprio impegno verso una gestione sostenibile delle sostanze chimiche lungo l'intera filiera produttiva, un percorso iniziato nel 2013 con l'adesione alla campagna Detox di Greenpeace. Altri brand hanno scelto di adottare modelli produttivi basati su principi circolari, riducendo così la quantità di scorte invendute e promuovendo l'economia circolare e stanno seguendo questi nuovi modelli:
- Modelli di produzione on-demand e made-to-order - Una possibile soluzione è adottare modelli di produzione più flessibili e basati sulla domanda effettiva, come il "made-to-order". Questo approccio riduce significativamente il rischio di scorte in eccesso, produce meno rifiuti e permette di rispondere più rapidamente alle tendenze di mercato.
- Economia circolare e riciclo creativo - Molti marchi stanno esplorando modelli di economia circolare che includono il riciclo dei materiali, il riuso e la riparazione. Alcuni hanno introdotto programmi di ritiro dei capi usati per trasformarli in nuovi tessuti o accessori.
- Marketplace e resale platforms - Le piattaforme dedicate alla vendita di abbigliamento usato luxury, offrono ai marchi di lusso l'opportunità di inserire sul mercato le scorte in eccesso senza intaccare la percezione del marchio come premium.
- Digitalizzazione e dati predittivi - L'uso di strumenti digitali e l'analisi dei dati possono aiutare i marchi a prevedere con maggiore precisione la domanda, riducendo così il rischio di sovrapproduzione.
- Trasparenza e consapevolezza dei consumatori - Comunicare apertamente le pratiche sostenibili e coinvolgere i consumatori in iniziative di economia circolare può rafforzare il legame tra marchio e clienti, migliorando al contempo la reputazione ambientale dell'azienda.
Il rischio di greenwashing
Tuttavia, è essenziale che queste iniziative non si limitino a essere strategie di marketing, ma rappresentino veri e propri cambiamenti strutturali. Il rischio di greenwashing è elevato, soprattutto quando le aziende si concentrano principalmente su campagne di comunicazione sostenibile senza modificare effettivamente i loro modelli produttivi. Questa pratica, oltre a minare la fiducia dei consumatori, può compromettere seriamente gli sforzi globali per ridurre l'impatto ambientale del settore moda. È quindi cruciale che le aziende adottino metriche trasparenti per misurare i loro progressi e garantiscano che le loro azioni siano allineate con gli obiettivi climatici internazionali.
L'importanza di un approccio integrato
Affrontare il problema delle scorte in eccesso richiede un cambiamento profondo nel modello di business, che includa non solo la riduzione degli sprechi ma anche un ripensamento dell'intero ciclo di vita del prodotto, dall'approvvigionamento delle materie prime alla gestione del fine vita. Questo approccio può rappresentare un'opportunità significativa per il settore del lusso, permettendo ai marchi di rafforzare la loro reputazione e di diventare leader nell'innovazione sostenibile.
Verso un futuro più sostenibile
In definitiva, l'eccesso di scorte rappresenta non solo un costo economico, ma anche un'importante sfida ambientale. Affrontare questo problema in modo serio e trasparente è fondamentale per costruire un settore della moda più responsabile e in linea con gli impegni internazionali per la sostenibilità.
Link utili
Il nono rapporto annuale "State of Fashion" di McKinsey & Company e BoF Insights, il rapporto completo per scoprire i 10 temi che modelleranno il settore e le opportunità di crescita per il 2025

Come scegliere i nostri vestiti e aiutare l’ambiente
https://culturaeconsapevolezza.mase.gov.it/news/come-scegliere-i-nostri-vestiti-e-aiutare-lambiente
La Global Fashion Agenda e il futuro della moda sostenibile
La serie di video dedicati alla moda sostenibile sul canale YouTube del MASE realizzati con la collaborazione di Paola Maugeri
https://www.youtube.com/playlist?list=PLflYJPmxLPjDIuLlF-Wsw76JpY1cuQo2v









