17 Novembre 2025

L'intervista che svela i rischi del pH, le minacce microbiologiche e l'innovazione dei granuli safe e plastic-free dell'industria.

La lotta all'inquinamento da microplastiche è una delle priorità per il Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica, e anche il settore della cosmesi è coinvolto in questo sforzo. Nell’entusiasmo di adottare pratiche plastic-free, si rischia spesso di ignorare un tema altrettanto cruciale: la sicurezza dermatologica e la corretta formulazione dei prodotti. Ne avevamo parlato nell’approfondimento del punto 8 del decalogo sui 10 passi per ridurre e riciclare la plastica dal titolo Microplastiche nei prodotti per la cura personale: un problema nascosto che possiamo evitaremettendo in risalto quanta concentrazione di microplastiche sia presente in alcuni cosmetici.

La Dott.ssa Katianna Tallarico, Farmacista e Cosmetologa, alla luce di quella pubblicazione, ha messo in risalto un punto fondamentale: mentre l'obiettivo ambientale è condivisibile, l'uso di preparazioni cosmetiche casalinghe (come gli scrub fai-da-te a base di zucchero o sale) espone a rischi reali legati al pH, alla contaminazione microbiologica e ai danni cutanei meccanici.

Per bilanciare la giusta spinta verso la sostenibilità con il rigore scientifico, abbiamo voluto approfondire questo dibattito. In questa intervista, l'esperienza della Dott.ssa Tallarico ci guiderà nella comprensione dei pericoli che si nascondono dietro l'apparente innocuità di un cosmetico fatto in casa e ci indicherà la strada per riconoscere prodotti professionalmente formulati, sicuri e a impatto ambientale ridotto.

 

La stabilità del pH

Perché l'assenza di controllo del pH in una preparazione casalinga è pericolosa per la pelle e quali sono i rischi di alterazione del mantello idrolipidico?

La stabilità del pH è un fattore estremamente importante per la sicurezza di un cosmetico. La pelle è un organo dinamico e con una sua precisa omeostasi. In situazioni fisiologiche, tra le sue molteplici funzioni, funge in primis da barriera difensiva tra il nostro corpo e agenti esterni potenzialmente dannosi. Il valore del pH cutaneo è molto importante per garantire la corretta funzione di barriera e dovrebbe aggirarsi intorno al 5.5 (con alcune variazioni in base ai distretti corporei), quindi essere lievemente acido. La leggera acidità è essenziale per creare un ambiente sfavorevole alla proliferazione di microrganismi patogeni e per assicurare il corretto funzionamento degli enzimi litici presenti nello strato corneo (lo strato più superficiale dell’epidermide). L’uso di prodotti inadeguati e non controllati può alterare il valore del pH, alterando la costituzione del nostro microbiota (i microrganismi “buoni” che vivono sulla nostra pelle), indebolendo la barriera cutanea e rendendo la pelle più vulnerabile a irritazioni o vere e proprie infezioni. Durante la formulazione di un cosmetico e nei saggi di stabilità, è essenziale misurare il valore del pH e monitorarlo nel tempo attraverso strumenti specifici come il phmetro.

 

L'incognita del conservante

Quali sono i microrganismi patogeni più comuni che possono contaminare le preparazioni cosmetiche prive di conservanti professionali e quali conseguenze portano?

Il regolamento 1223/2009 “stabilisce norme che ogni prodotto cosmetico immesso sul mercato deve rispettare, al fine di garantire un livello elevato di tutela della salute umana”. I prodotti cosmetici devono dunque essere prima di tutto “sicuri per la salute umana se utilizzati in condizioni d’uso normali o ragionevolmente prevedibili”. La valutazione della sicurezza microbiologica diventa uno step indispensabile, specialmente per i cosmetici contenenti acqua (cioè la maggior parte) e si attua sia in ingresso sulle materie prime sia in fase terminale su prodotto finito. Sia ben chiaro che ad oggi non è richiesto che un cosmetico sia sterile, ma la carica microbica totale deve essere uguale o inferiore a specifici limiti secondo norme ISO. In particolare, devono essere assenti 4 specie microbiche considerate potenzialmente patogene: Pseudomonas aeruginosa, Staphylococcus aureus, Escherichia coli, Candida albicans. Si tratta di microrganismi che, se lasciati proliferare, possono portare a conseguenze cliniche concrete: infezioni batteriche cutanee o oculari, micosi, reazioni allergiche anche gravi. Particolare attenzione viene poi posta per i prodotti cosmetici destinati alla zona degli occhi o delle mucose, o formulati per bambini di età inferiore ai 3 anni. Il consumatore finale è spesso ignaro dei rigorosi controlli di sicurezza che vengono effettuati su un prodotto prima di essere immesso sul mercato, ma alla luce di quanto detto risulta evidente il livello di rischio associato all’uso di preparazioni prive di conservanti, come potrebbero essere quelle “casalinghe”.

 

La morfologia del granulo

Qual è la differenza tra la forma delle particelle abrasive naturali non controllate (es. zucchero, sale) e quelle professionalmente trattate o sintetizzate (es. sfere di cellulosa o granuli levigati)? 

Negli scrub si realizza un effetto levigante per azione meccanica di sfregamento, ecco perché si parla di esfoliazione meccanica. Queste formulazioni prevedono oggi alternative alle microparticelle di polietilene (microplastiche), quali microgranuli di derivazione minerale (es. perlite) o vegetale (es. noccioli, semi, microsfere da esteri naturali di jojoba, zucchero). Qualunque sia la materia prima scelta la parola chiave è granulometria: durezza, particle size e forma. L’intensità dell’azione esfoliante è modulata dalla concentrazione di agente scrub, ma anche dalla forma e dalle dimensioni dei granuli. E importante che questi siano ben arrotondati, così da garantire scorrevolezza e delicatezza, e che abbiano granulometrie inferiori ai 500 micrometri se destinati a prodotti viso (la cui pelle è molto delicata) e granulometrie comprese tra 1000 e 2000 micrometri per le formule destinate al corpo (body scrub). Gli scrub fai da te utilizzano zucchero, sale, caffè direttamente dal mercato alimentare, decisamente non sottoposti a controlli granulometrici ai fini cosmetici. Di conseguenza possono presentare dimensioni disomogenee e forme irregolari, risultando troppo aggressive per la pelle e causando facilmente microlesioni.

 

Danno meccanico e microlesioni

Come si verificano le microlesioni cutanee e perché rappresentano una via d'accesso per irritazioni, infiammazioni o, nei casi più gravi, infezioni?

Le microlesioni cutanee sono piccole rotture dello strato corneo o anche degli strati più profondi, spesso invisibili a occhio nudo, che possono verificarsi quando la pelle viene sottoposta a un’eccessiva abrasione meccanica. Granuli troppo duri, troppo grandi o dalla forma irregolare possono creare delle vere e proprie “microfratture” nell’ architettura del corneo. Queste microlesioni sono problematiche perché quando viene alterata la funzione barriera, può aumentare la perdita d’acqua transepidermica (TEWL), si può alterare la composizione del film idrolipidico e l’equilibrio del microbiota e si vanno a creare “porte d’ingresso” attraverso cui possono penetrare sostanze irritanti, allergeni, inquinanti o microrganismi. Il risultato è che la pelle diventa più vulnerabile a irritazioni, infiammazioni e, nei casi più gravi, anche a infezioni batteriche o fungine. Quando la barriera è compromessa, perfino ingredienti normalmente ben tollerati possono scatenare bruciore, rossore o sensibilizzazione. 

 

La sostenibilità dell’industria cosmetica

Come l'industria cosmetica moderna può eliminare le microplastiche utilizzando materie prime naturali o biodegradabili (es. granuli di semi, cera, o polimeri naturali) che siano comunque dermatologicamente sicure e stabili?

Con il Regolamento (UE) 2023/2055, in vigore dal 17 ottobre 2023, l’Unione Europea ha introdotto una restrizione alla vendita, all’uso e all’immissione sul mercato di prodotti contenenti microplastiche aggiunte intenzionalmente, secondo quanto previsto dal Regolamento REACH (Allegato XVII). Per microplastiche si intendono microparticelle di polimeri sintetici, insolubili in acqua, di dimensioni massime pari a 5 mm. In Italia, già dal 1° gennaio 2020 è vietata la vendita di cosmetici da risciacquo contenenti microplastiche. È doveroso, comunque, sottolineare che il contributo alle emissioni nell’ambiente delle microplastiche primarie da parte dei cosmetici è nettamente inferiore rispetto a quello di altri prodotti (es. superfici sportive sintetiche, tessuti sintetici, pneumatici). Ciò non diminuisce la rilevanza dello sforzo legislativo per la riduzione dell’utilizzo di questi materiali nell’industria cosmetica. Sebbene il regolamento sia ufficialmente in vigore dal 17 ottobre 2023, esso prevede deroghe con scadenze differenziate fino al 2035, soprattutto per i prodotti leave-on e alcune categorie di cosmesi decorative (make-up). Nel frattempo, l’industria cosmetica non è rimasta ferma: già dal 2015 molte aziende avevano iniziato a eliminare volontariamente le microplastiche solide, in particolare quelle presenti come esfolianti nei prodotti a risciacquo, sostituendole con materiali naturali e/o biodegradabili, come esteri di jojoba, granuli di noccioli o gusci, amido di riso, cellulosa microcristallina, silice idratata, quarzo micronizzato. Oggi esistono anche valide alternative nel mondo del make-up come bio glitter o pigmenti minerali riflettenti di mica e borosilicato. Queste materie prime consentono di ottenere effetti ottici sofisticati e texture performanti senza ricorrere a glitter o polimeri plastici.

 

Come leggere le etichette

Quali sono gli ingredienti che il consumatore attento dovrebbe cercare in uno scrub per assicurarsi che sia plastic-free ma al contempo formulato professionalmente?

Il consumatore finale ha un ruolo fondamentale nella concreta riduzione dell’impatto ambientale delle microplastiche, sia attraverso scelte d’acquisto consapevoli sia con la corretta gestione dei rifiuti. Per quanto riguarda i prodotti cosmetici, le prime informazioni utili possono arrivarci direttamente dalle etichette: sempre più aziende scelgono infatti di evidenziare il proprio impegno con diciture come “plastic free”. Per una verifica più accurata, però, potrà essere utile leggere l’INCI, accertandosi che NON compaiano polimeri sintetici solidi come Polyethylene Terephthalate (PET), polyethylene (PE), Polypropylene (PP), Polymethyl methacrylate (PMMA), Nylon. Questi ingredienti rappresentano le principali microplastiche vietate o progressivamente soggette a restrizioni.

 


(Ha risposto alle domande Katianna Tallarico, laureata in -Farmacia presso l'Università di Bologna e in Scienze e Tecnologie dei Prodotti Cosmetici e del Benessere presso l'Università di Catanzaro, da 15 anni vive il banco della farmacia come il luogo dove unire scienza, ascolto, cura benessere. Farmacista e cosmetologa, ma anche fotografa, viaggiatrice, content creator e mamma. Conosciuta sui social come "Cosmesi in pillole" un profilo dove dal 2022 racconta di pelle e sostanze funzionali con semplicità, rigore e un tocco di ironia, aiutando le persone a orientarsi nel mondo della cosmetica con consapevolezza.)


 

per approfondire

Decalogo "Dieci passi per ridurre e riciclare la plastica" 

Regolamento (UE) 2023/2055

Elenco INCI (nomenclatura internazionale degli ingredienti cosmetici) 

 

Fonte:

Esplora i temi

Energia rinnovabile

Transizione ecologica

logo Economia Circolare

Economia circolare

logo Mare e Biodiversità

Mare e biodiversità

logo Sviluppo e Sostenibilità

Sviluppo sostenibile

logo Cambiamenti Climatici

Cambiamenti climatici

logo Energie rinnovabili

Energie rinnovabili

logo Energie rinnovabili

CER